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Parlare ai bambini

Hocus & Lotus - Parlare ai bambini


La maggiore difficoltà che incontrano i genitori è rivolta al dialogo con i propri figli; come farsi ascoltare dai bambini, come farsi comprendere, come fargli fare quello che chiedete loro? Gli approcci possono essere molteplici ma la maggior parte può risultare inefficace. In questo articolo, Silvia Crosta, ci propone una serie di piccoli-grandi consigli su come parlare ai bambini, in modo efficace ed efficiente.

 

Cari mamma e papà avete mai pensato a come siete quando vi rivolgete ai vostri piccoli? Quale linguaggio usate con i bambini? Avete un tono di voce grave come l'orco di Pollicino oppure una voce acuta e graziosa come i suoi piccoli fratelli? Molte volte vi sarete chiesti se esiste un miglior linguaggio per parlare al bambino o perfino un linguaggio ideale. Ebbene si, esiste. Si tratta del cosiddetto motherese o baby talk (BT), ossia di una versione semplificata della lingua materna caratterizzata prevalentemente da frasi brevi, numerose ripetizioni e da un tono esageratamente alto. Questo è il linguaggio più adatto ed efficace per rivolgersi ai bambini piccoli, soprattutto in un'età compresa tra i 18 e i 36 mesi.
 
A volte, non è facile catturare l'attenzione dei bambini, impegnati ad esplorare il mondo, ma c'è un segreto perché ciò avvenga: oltre alla potenza dello sguardo e alla magia di un sorriso, è importante parlare lentamente, ripetere tante volte le stesse parole, fare pause più lunghe. Cari genitori non abbiate paura di essere pedanti, al vostro bambino piacciono le ripetizioni, lui vive di routines e proprio attraverso di esse il bambino impara a parlare.
Non abbiate timore di essere troppo lenti, il vostro bambino non si annoierà, lui ha dei tempi molto più lenti dei nostri e riconoscere che questi non sono accelerati ma anzi sostenuti e rispettati lo farà sentire accettato e compreso... 

 

Mamma e papà sapete che il baby talk viene utilizzato in tutto il mondo, e non solo occidentale? Oltre ai nostri colleghi americani ed europei, anche i genitori nord-africani, indiani, siberiani, indiani d'America lo usano con i loro piccoli. Il BT viene utilizzato soprattutto nei confronti di bambini di 4 mesi invece che di pochi giorni o più grandi ed è più usato nell'interazione faccia a faccia. 

La melodia risulta la caratteristica prosodica più efficace nel catturare l'attenzione dei bambini. Sono, proprio, l'intonazione particolarmente elevata della voce unita a specifici comportamenti non verbali che conferiscono al BT una qualità preziosissima: l'affettività della comunicazione. Papà sai che le tue espressioni facciali e i tuoi gesti fanno provare molte emozioni al tuo bambino? E tu mamma sai che il tuo sorriso o un'espressione di approvazione (es "bravo!", "si!", "dai!", "evviva!"), con intonazione acuta ed ascendente, possono far sorridere e gioire tuo figlio e fargli provare tante emozioni positive, importanti per la sua crescita?

 

Le caratteristiche del BT hanno due importanti funzioni. La prima funzione, detta "analitica", aiuta il bambino ad elaborare il materiale linguistico ascoltato, allo scopo di definire meglio i contorni delle parole e delle frasi. La seconda, "socio-affettiva", avendo come scopo immediato quello di catturare e mantenere l'attenzione del bambino, nonché di veicolare stati emotivi, consente al bambino di sperimentare uno scambio comunicativo efficace.

 

A livello lessicale il BT è caratterizzato da vezzeggiativi, diminutivi, onomatopee e di termini che costituiscono una semplificazione di parole di uso comune come "ciccia" per "carne", "bua" per "male", "ninna" per "dormire". Il baby talk si configura, dunque, sostanzialmente, come un linguaggio semplice, lento, caratterizzato da toni acuti, frasi brevi, minor numero di subordinate e verbi composti, numerose ripetizioni.
Ovviamente man mano che il bambino cresce il linguaggio dell'adulto si riadatta costantemente alle capacità del piccolo parlante: la varietà lessicale si amplia, rendendo meno ridondante il linguaggio materno, aumenta l'uso di parole che non fanno riferimento al contesto immediato in cui ha luogo l'interazione, aumenta la lunghezza degli enunciati e il numero di verbi in essi contenuti.

 

In definitiva, il linguaggio per i  bambini che imparano a parlare è ben diverso da quello comunemente osservabile in una conversazione tra adulti in cui numerose sono le omissioni, le false partenze e le espressioni incomplete. Il baby talk appare quindi come un linguaggio semplice, corretto e ridondante; proprio in virtù dei suoi aspetti peculiari, questo input linguistico costituisce una base ideale per l'apprendimento della lingua, anche una seconda!

 

Alcune informazioni possono risultarvi familiari perchè le attuate automaticamente con i vostri figli. Questo tipo di approccio vale anche per l'apprendimento delle lingue. Per questo è importante iniziare ad avvicinarsi ad una seconda lingua in età prescolare. Il bambino è ricettivo e attraverso un approccio narrativo egli è in grado di assorbire un gran numero di parole.
Il Format Narrativo di Hocus e Lotus è studiato per essere “accettato” e compreso dai bambini a partire da pochi mesi di età. Come funziona il nostro metodo?